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Tutti i colori dei Maestri Figulini
....di S.Caterina con la ruota, un
Presepe e un'acquasantiera con ostensorio a tinta gialla del XV
secolo, un'altra acquasantiera con l'immagine di S.Antonio Abate del
XVI secolo e ceramiche con stemmi gentilizi, tra cui della badessa
Mazzacane: tutti oggetti che si trovano sparsi fra i Musei di
Benevento e di Capodimonte e in collezioni private, come quella di
Salvatore Biondi.
Nel Seicento, la ceramica cerretese si caratterizzò, man mano, per
l'influenza dei bianchi faentini: ma essa seppe anche interpretare
liberamente altri schemi compositivi, in una scala cromatica
articolata dai gialli ai verdi, al blu zafferano.
Bisogna però aspettare i primi decenni del Settecento perchè
giunga il momento d'oro delle antiche industrie e botteghe figuline
di Cerreto.
Pastorizia e panni lana costituivano la fioritura economica della
Cerreto prima del terremoto, affiancate dall'industria delle
lavorazioni della pietra, del ferro
e del legno. A tali attività venne però ad aggiungersi, appunto,
la lavorazione della ceramica, che si arricchì di schemi compositivi e di vivi colori
anche per l'apporto di maestri figulini napoletani, tra i quali Niccolò Russo e Antonio Giustiniani.
Molti di tali artigiani vennero a Cerreto attratti dall'esenzione
delle imposte stabilita dal feudatario Marzio Carafa per favorire la
ripresa delle attività artigiane dopo il terremoto. Con Nicola
Giustiniano ( figlio di Antonio e che però operò soprattutto a Napoli), essa
raggiunse quel vigore tipico dei colori locali e si concretizzò in
forme raffinate, in rappresentazioni ricercate, in toni cromatici
sempre più elaborati, come il Bleu Cerreto. Con l'avvento del rococò,
compaiono nelle ceramiche cerretesi vivaci accostamenti cromatici
per i motivi a cineserie, floreali e di influenza francese e si
afferma il monocromatismo bruno-paonazzo su smalto grigio.
Vera e propria dinastia di ceramisti furono soprattutto i Marchitto,
le cui creazioni venivano esportate in tutto il Meridione. L'ultimo
momento della ceramica cerretese è contrassegnato da un ritorno
all'imitazione antica, alla decorazione ad ornato neo-classico.
Manufatti dell'ultimo periodo sono un pò qua e un pò là: sui
muri, nelle case, nelle Chiese, nelle ceramoteche. Sul volger
dell'Ottocento, poco a poco, le gloriose fainsere chiudevano i
battenti. Solo a partire dagli inizi degli anni '70 dello scorso
secolo, nuovi e nostalgici maestri, rituffandosi nelle fonti
dell'arte figulina, hanno voluto e saputo riaccendere quella
suggestiva e valorosa avventura dell'arte meridionale che fu ed è
la ceramica cerretese.
Tra le forme della tradizione storica vanno ricordate: le idrie (langell'),
le anfore o fiaschette del pellegrino (con manico semplice o
ritorto), le brocche bilobate (amm'l), le pilloliere, i vasi
sagomati, le zuppiere, le salsiere e, in particolare, gli albarelli
farmaceutici e le acquasantiere.
Una baedeker in ceramica
Una passeggiata nella storia
costituita, attraverso chiese, monumenti, portali, fontane,
conventi, vecchie fucine, ruderi, edicole, rioni storici, resti di
epoche diverse, piazze, è oggi piacevolmente corredata da
mattonelle ceramiche realizzate dalle botteghe di Cerreto e San
Lorenzello, su progetto della Pro-Loco: come un vero e proprio
baedeker, esse illustrano le tante bellezze della città, ma
costituiscono al tempo stesso un intelligente elemento di arredo
urbano.
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